Carissimi concittadine/i,
In queste ultime settimane abbiamo partecipato di presenza a diverse riunioni che avevano come
oggetto le ragioni del sì e del no sul referendum. Ci siamo informati, abbiamo letto una quantità di
articoli e ci siamo fatti una idea che vi parteciperemo nella parte finale di questa informativa.
Il referendum è un istituto giuridico che consente all’elettorato di esprimersi con un voto su una
specifica domanda o proposta. Questo strumento di democrazia diretta consente agli elettori di
pronunciarsi senza intermediari.
Ora entriamo nel merito e cerchiamo di essere quanto più espliciti, chiari e brevi sui quesiti
referendari
Milioni di italiane e di italiani saranno chiamate ad esprimere il proprio voto domenica 22 e lunedì
23 marzo p.v. per il referendum sulla giustizia: dovranno decidere se confermare o meno la legge
costituzionale proposta dal governo, approvata da Parlamento e pubblica nella Gazzetta Ufficiale il
30 ottobre 2025. Voteremo per un referendum popolare confermativo e gli aventi diritto
dovranno quindi confermare la legge costituzionale, rispondendo SI’ al quesito proposto, o
lasciare le cose come stanno rispondendo NO.
Nello specifico la legge va a modificare sette articoli della Costituzione italiana – art. 87, 102, 104,
105, 106, 107, e 110 – con l’obiettivo di separare le carriere di giudici e pubblici ministeri,
istituendo due Consigli superiori della magistratura distinti – uno per giudicanti ed uno per
requirenti – e una Nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari che sarà composta da 15
giudici, tra i professori, avvocati e magistrati sorteggiati,e, che accentrerà la competenza
disciplinare oggi in capo al Consiglio superiore della Magistratura. In caso di vittoria del SI’, le
carriere di giudice e pubblico ministero saranno distinte. Il magistrato dovrà scegliere all’inizio
della sua carriera, in modo definitivo, se fare il giudice o il pubblico ministero e quella scelta sarà
irrevocabile.
Oggi, invece, tutti i magistrati seguono lo stesso percorso formativo e possono cambiare funzione
una sola volta e possono farlo entro i primi dieci anni di carriera, passando dal ruolo di giudicante
a quello di requirente o viceversa.
In caso di vittoria del SI’, l’organo di autogoverno della magistratura sarà diviso in due: uno
riguarderà la magistratura giudicante ed uno dei pubblici ministeri. Entrambi saranno presieduti
dal Presidente della Repubblica, come accade oggi per il Consiglio Superiore della Magistratuta
(CSM). Ai due consigli spetteranno le decisioni sulle “ assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le
Valutazioni di professionalità e i conferimenti delle funzioni “, mentre per le questioni disciplinari,
che fino a oggi spettavano al CSM, ci si affiderà ad una Corte separata, l’Alta Corte disciplinare
Sia consentito, a noi che siamo LIBERALI riformatori, di fare un appello a tutti i cittadini:
abbiate fiducia ed andate a votare, sapendo che questo referendum passerà o sarà bocciato
con qualsiasi percentuale, fosse anche per un solo voto. Le ragioni del SI’ sono più aderenti,
conformi alla nostra visione di GIUSTIZIA, alla nostra convinzione POLITICA.
Segretario Nazionale Vice Segretario Nazionale
Angelo Caniglia Andrea Franchi




