Premessa:
credo sia giusto e doveroso che ogni liberale conosca un po di storia liberale per poter affrontare qualsivoglia interlocuzione (colloquiare) con il proprio simile o elettore.
Mi permetto di offrirvi una mia visione di libertà e democrazia, che dovrebbero essere condivisi e quindi guidarci nel prossimo futuro. Bisognerà munirci di nuove regole di democrazia interna per evitare che si possa addivenire all’accentramento di potere politico su di una sola persona (leader) , scelta scellerata da esegrare..
Vi è una grande richiesta di partecipazione trasperente che deve essere strutturata e regolamentata, un’inversione di tendenza che renda la scelta dell’adozione di strumenti di democrazia diretta all’interno del partito; le sue modalità di applicazione funzionali ad una reale partecipazione della base può costituire un’importante “medicina” .
Una democrazia non può essere tale se non sono democratici anche i partiti in cui si formano i programmi e in cui si dovrebbero formare e scegliere le donne e gli uomini migliori che chiedono di partecipare “con sistemi democratici”. A proposito di sistemi, parliamo di quello elettorale,Il sistema elettorale della rappresentanza proporzionale è il sistema di voto utilizzato dalla stragrande maggioranza delle democrazie occidentali avanzate ed è ampliamente considerato più equo, più inclusivo e più democratico di qualsiasi altro sistema di voto; aiuterebbe a risolvere molti dei problemi tra cui la bassa affluenza alle urne, il monopolio bipartitico e la sotto- rappresentanza delle donne e delle minoranze. A proposito di rappresentanze, la proporzionale sarebbe il modo migliore per offrire un’equa rappresentanza agli elettori di minoranza.
La finalità è risolvere le disuguaglianze di rappresentazione dei partiti che sorgono nei sistemi elettorali maggioritari, soprattutto quando vi sono più di due forze fondamentali o quando le circoscrizioni hanno dimensioni diverse. La proporzionalità può essere alterata introducendo la soglia di sbarramento pari al 3%, sistema che farebbe ridurre anche il numero dei partiti. Per dare maggiore importanza all’elettore e farlo sentire compartecipe della scelta dei candidati bisogna garantirgli il voto di preferenza.
Contro il “cambio di casacca”: il parlamentare e chiumque eletto nell’assise di governo comuna
le, provinciale e regionale, che in corso di mandato esce dalla formazione politica per la quale è
stato eletto, non può iscriversi ad altra formazione politica rappresentata in tutte le assise, pena
la decadenza e chi non si presenta per tre volte consecutive nelle assise, senza giustificati moti
vi deve essere estromesso dalla assise di appartenenza e sostituito con il primo dei non eletti.
Infine, per riconsegnare davvero le scelte democratiche fondamentali per la Repubblica e il suo
ordinamento ai cittadini/elettori va prevista anche l’elezione del Capo dello Stato/Presidente del
la Re-pubblica a suffragio diretto di tutti i cittadini in possesso dei diritti politici.
Democrazia è libertà, se c’è, si vive in regime di libertà.
La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si
sente quel senso di asfissia, di angoscia. La libertà è il maggior valore per un essere umano,
nessuno ha il diritto di ridurlo in schiavitù.
Diversi hanno tentato di coniare il termine LIBERTA’, difficile da pensare, da definire. Un
individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrinzioni, ricorrendo
ad una libera scelta purchè non violi l’equale libertà altrui.
La libertà è dignità, permette di decidere e prendere delle responsabilità, di operare
delle scelte, permette di vivere con creatività, di avere coraggio, di andare oltre la LIBERTA’ in
senso etico e morale . La LIBERTA’ è estremamente fragile e preziosa. Voltaire diceva: non
condivido quello che dici, ma mi batterò fino alla morte affinchè Tu possa essere libero
di dirlo.
Mi auguro di riuscire a creare assieme a tutti voi le condizioni perché questo senso di angoscia (
guerra) non lo si debba mai più provare, ricordandoci ogni giorno, che sulla libertà bisogna
vigilare, vigilare, offrendo il proprio, anche se modesto, contributo.
Oggi siamo qui, uniti per riunire, e, per dimostrare che un partito può nascere con le più ampie
regole democratiche dove ognuno potrà esprimere il proprio punto di vista, le proprie idee.
Quel partito che vorremmo proporre in un contesto politico in cui la destra e la sinistra non
promuoivono alcuna politica sana. C’è bisogno di idee, siamo chiamati a raccontare le
differenze. Ricordiamoci che la gente si fida dei liberali perchè riconosce in loro assoluta
competenza e professionalità.
La meritocrazia di qualità, talentuosa ed innovativa deve essere condivisa da tutti e deve
rientrare tra le scelte di cui se ne sente il bisogno, iniziando dalla scuola, dalla università e nelle
attività lavorative. raccontando sin d’ora che chi non merita deve essere invitato ed aiutato a
fare altro per essere certi che tutti possano offrire il proprio valido contributo allo sviluppo del
Paese.
I liberali dovranno dire quello che faranno e fare quello che dicono, che non
accetterano di partecipare al teatrino della politica ma opereranno tenendo sempre
al centro il bene comune.
Dal 1880 e il 1914 solo in certe aree della penisola (Piemonte, Lombardia, Genova, alcune province venete e toscane) si sono incrociati diversi personaggi dallle idee liberali e democratiche
In questi anni l’talia ha visto anche una crescita del livello culturale, erano sempre meno
infatti gli analfabeti. Tuttavia l’Italia, dal punto di vista politico, appariva come una nazione divisa
tra: i liberali cavouriani e i democratici mazziniani e garibaldini.
I liberali erano il prodotto di diverse tradizioni politiche. I liberali piemontesi erano il fulcro del
partito cavouriano, la cosiddetta “Destra storica”. I liberali lombardi avrebbero voluto
un’amministrazione più decentrata per dar maggiore autonomia alle autonomie locali. I liberali
toscani erano estremamente liberisti e quelli emiliani interpretavano principalmente gli interessi
degli agrari. In generale essi si incontravano nei club o nei comitati elettivi poco prima delle
elezioni per accordarsi su programma e candidati.
La frattura col Sud è avvenuta poco dopo l’Unità d’Italia a causa del brigantaggio e delle
diversità. Il brigantaggio fu una vera e propria guerra civile.
La Destra aveva opposto alla miseria e all’ignoranza del brigantaggio la forza emanando leggi
che prevedevano la competenza dei tribunali militari sui briganti e dei loro manutengoli (coloro
che proteggono e aiutano qualcuno in azioni illecite). Nel 1862 ricomparve Garibaldi, deciso a
marciare su Roma, ma fu fermato a fucilate sull’Aspromonte dalle truppe italiane. Questo fu per
il meridione un segno tangibile di divisione. Vi era inoltre un altro fattore: le diversità. Le
provincie ex borboniche furono impoverite ulteriormente dall’arretratezza economica e dalle
consuetudini nobiliari. Manifestazioni di degrado che non furono gestite correttamente furono la
camorra a Napoli e la mafia in Sicilia. Solo agli inizi del secolo, riformatori come Nitti provarono
ad immaginare un possibile sviluppo del sud in relazione all’ntervento statale: furono quindi
varate leggi speciali, intrapresi alcuni importanti lavori pubblici, però, a causa dei mezzi
inadeguati, il tutto non fu efficace. Inoltre la crisi agraria e dello zolfo incrementarono
l’emigrazione. In poche parole i liberali non riuscirono ad avviare nessun processo di crescita
nel meridione.Tale sistema funzionava perché solo pochi cittadini avevano diritto di voto,; le
donne, i minori di 25 anni e chi non aveva i requisiti di censo (rendita) e di istruzione necessari
era escluso. Per votare bisognava quindi essere grandi contribuenti nonché ricchi signori o
appartenenti a qualche prestigiosa categoria come i professori, i militari e i funzionari pubblici.
Coloro che votavano avevano quindi interessi comuni, appartenendo allo stesso ceto. Tutto ciò
portò ad una divisione tra coloro che potevano votare e coloro che invece protestavano nelle
campagne. Assunse un valore politico anche il peso della chiesa cattolica, il pontefice aveva
infatti ostacolato la creazione di un forte potere unitario in Italia per conservare il proprio stato
clericale; fino al 1848-49 i politici contestarono quindi il potere temporale della Chiesa non il
cattolicesimo in quanto tale, contestavano cioè il diritto degli ecclesiastici a mescolarsi col
governo e l’amministrazione.
Per Cavour la questione religiosa era fondamentale (“libera chiesa in libero stato”), era corretto
tenere una posizione rispettosa nella separazione dei ruoli. Ciò mise l’Italia liberale in diretto
contrasto con Roma, tale frattura peggiorò con l’ingresso delle truppe italiane a Roma (1870), al
pontefice restò infatti solo l’uso dei palazzi vaticani per l’esercizio dei suoi compiti pastorali (tale
assetto fu stabilito nella legge delle guarentigie).
Nel 1874, Pio IX emanò il non expedit, una legge che vietava ai cattolici l’accesso alle urne,
questo allontanò dal potere una gran parte d’italiani. I rapporti migliorarono lentamente con
Leone XIII che, nel 1891, con il Rerum Novarum, riconobbe la questione sociale, indicandone
possibili rimedi. solo in certe aree della penisola (Piemonte, Lombardia, Genova, alcune
province venete e toscane). In questi anni però l’Italia aveva visto anche una crescita del livello
culturale, erano sempre meno infatti gli analfabeti. Tuttavia l’Italia, dal punto di vista politico,
appariva come una nazione divisa tra: i liberali cavouriani e i democratici mazziniani e
Nel 1922 finì l’era Liberale ed iniziò il periodo Mussoliniano. Il periodo democratico ebbe inizio
dopo la caduta di Mussolini. Il 2-3 giugno 1946, 78 anni fa, circa 25 milioni di votanti su 28
milioni di elettori scelsero tra monarchia e repubblica ed elessero l’Assemblea Costituente
chiamata a ritagliare l’abito della forma di Stato preferita dai cittadini. Fu l’organo legislativo
elettivo preposto alla stesura di una Costituzione per la neonata Repubblica che diede vita alla
Costituzione della Repubblica Italiana nella sua forma originaria. Le sedute si svolsero fra il 25
giugno 1946 e il 31 gennaio 1948. Votò, inoltre, la fiducia ai governi che si susseguirono in quel
periodo. Successivamente grazie alla cultura riconosciuta ad alcuni esponebti Liberali iniziò una
nuova avventura del liberalismo in Italia. tant’è che nel 1946 De Nicola fu eletto presidente
della Repubblica, mentre nel 1948/1955 fu Einaudi ad assumere la medesima carica, dopo
aver ricoperto in vari ministeri la funzione di ministro.
Nel frattempo nacque Il PLI con Luca Molinari, Giovanni Malagodi lo condusse quale
segretario nazionale per ben 18 anni, dal 1954 al 1972; ne fu presidente nazionale dal 1972 al
1977; poi assunse la Presidenza onoraria dal 1977 al 1985; morì nel 1991.
Egli, crociano, riteneva, in base all’insegnamento einaudiano, che le libertà individuali anche
nel campo economico contro monopoli pubblici e privati fossero i capisaldi essenziali, in
un’economia di mercato, per il conseguimento di un progresso economico volto all’elevamento
delle condizioni di vita dei cittadini in un quadro di sempre più stretta integrazione con la politica
europea.
La politica di Malagodi si concentrò quindi nella difesa della libertà di mercato e della
concorrenza, si fece promotore di una proposta di legge antimonopolista per riequilibrare il
mercato che non fu presa in esame perché osteggiata dalla maggioranza. Dopo Malagodi alla
segreteria nazionale del PLI si sono succeduti, Zanone, Altissimo, Costa, Biondi, di nuovo
Altissimo; e dopo lo scioglimento del partito, De Luca – Biondi – Costa, hanno fatto rinascere
il PLI a trazione De Luca Stefano. Oggi, dopo una violenta discussione interna, dobbiamo
rilevare che esistono più Partiti PLI, ma quello che resiste e viene riconosciuto è quello di De Luca e C.
Prima e dopo questa diaspora interna, sono nati diversi movimenti liberali, sia per opinione
politica divergente e ci sta, sia per dissapori personali e non ci sta.
Oggi grazie all’evoluzione politica ed alla propria sopravvivenza, i Liberali hanno preso
coscienza di fondere le forze, che hanno veramente voglia di fare e divulgare il liberalismo,
in una sola federazione prima e partito dopo, definire lo Statuto, la denominazione
sociale, la ragione sociale, il simbolo ed il programma, nonché l’organizzazione del
nuovo soggetto politico.
Subito dopo aver costruito l’unione in un soggetto politico, bisogna decidere quali tattiche
comunicative da adottare e come narrarle; devono sortire l’ffetto di intercettare un sentimento
comune nella popolazione che vive qualche malessere.
La sicurezza potrebbe essere un forte elemento di divulgazione.” Far partecipare i cittadini alla
sorveglianza del territorio con filo diretto alla polizia di Stato, denunciare attività sospette,
sorprusi e malversazioni





